La mia generazione per lungo tempo se l’è dimenticato, ha volto lo sguardo altrove disperatamente: la mia generazione nuotava nell’eroina e aveva una bravura particolare nel farsi male.
Le punte di diamante della cultura giovanile e della musica che cambiarono il mondo e il nostro modo di percepirlo, sono state spazzate via dalle droghe e da eccessi d’ogni tipo. Qualcuno dice che le generazioni precedenti sono state decimate da altri sistemi, più stupidi, più pericolosi….e meno divertenti: guerre e ideologie del cazzo.
Di loro nessuno ricorda nulla ma di Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Kobain abbiamo tutti un’idea e una musica nella testa a ricordarci altre cose.
Non tutti quelli che sono attraversati dal disagio di vivere se ne vanno così ma il disagio è seduto accanto a noi, c’è sempre un posto vuoto pronto per lui. E lui qualche volta entra e viene ad accomodarsi…si porta sempre appresso qualcosa, un po’ di polvere, una pasticca, una fiala, un po’ di alcool.
E’ difficile accettare la morte così stronzamente a 27 anni, ma Amy possedeva la follia totale e distruttiva degli artisti rock delle generazioni passate, aveva un timbro di morte annunciata addosso, tatuata sul cuore. Tutto come da copione: the only good rockstar is a dead rockstar baby.
Amy aveva una voce speciale, un comportamento speciale…un aspetto speciale: il primo disco (2003) si chiamava “Frank” l’ultimo si chiamerà da sè. The End.

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Ciao Gina mia